Chi segue questa pagina sa che spesso siamo molto critici nei confronti dei mezzi di informazione, e proprio per questo ci rende molto felici leggere articoli come quello uscito il 9 luglio sul Il Sole 24 Ore a firma di Enrico Mariutti.Personalmente, posso dire che si tratta probabilmente del miglior pezzo che io abbia letto sul mondo energetico riportato da un giornale italiano. Alcuni di voi staranno già pensando che Il Sole 24 Ore è un giornale schierato dalla parte dell’industria e che l’autore è stato sicuramente pagato dai poteri forti o robe simili.Può darsi, ma questo non rende necessariamente falso il contenuto, e mi piacerebbe limitarmi ad analizzare quest'ultimo senza dover scavare nella storia dell'autore per scoprire a quale partito politico era iscritto quando frequentava l'Università.

Mariutti parla del celeberrimo articolo scientifico pubblicato nel 2015 da un gruppo di ricercatori guidati dal professor Mark Jacobson. Per chi non lo sapesse, questo lavoro è stato per anni il punto di riferimento di tutti quelli che credono in un mondo 100% rinnovabile. Nel paper vengono infatti calcolati i costi in termini economici ed ambientali di uno scenario 100% rinnovabile per gli USA e per altri 138 Paesi, tra cui l’Italia.Due anni dopo, nel 2017, uno studio pubblicato sui PNAS (Proceedings of the National Academy of Sciences, la più prestigiosa rivista scientifica d’America), con il contributo di ricercatori dell’IPCC, ha sostanzialmente detto che il lavoro di Jacobson era antiscientifico e pieno di errori sia metodologici che quantitativi. Jacobson non l’ha presa bene e ha fatto causa alla NAS, chiedendo un risarcimento di dieci milioni di dollari per diffamazione. L’anno successivo ha ritirato le accuse e nel 2020 il tribunale lo ha condannato a pagare le spese processuali.Morale della favola: oggi nemmeno Greenpeace cita più l’articolo e Jacobson è stato massacrato dalla stampa americana.

Mariutti però si vuole concentrare sulle conclusioni che lo “studio” ottiene per l’Italia: anche ammettendo che la possibilità di avere un'Italia alimentata solo con energie rinnovabili esista, questa richiederebbe 600 miliardi di euro, mezzo milione di ettari occupati, un raddoppio del costo di produzione dell’energia e perdite nella trasmissione di rete elettrica pari a quasi 200 TWh all’anno.Questo sarebbe il prezzo da pagare, anche con condizioni di partenza assolutamente antiscientifiche, e questo è il dato per cui moltissime persone hanno esultato.

Ancora prima di spiegare l’assurdità di questi dati, vediamo velocemente quali semplificazioni ha adottato Jacobson nel suo lavoro:1. Lo studio analizza uno scenario 100% rinnovabile e non “a zero emissioni”. Non vengono infatti tenute in considerazioni le emissioni dei settori non energetici, come l’agricoltura e l’allevamento e non viene considerato che anche le rinnovabili causano emissioni nel loro ciclo vita. A cosa serve essere 100% rinnovabile se non azzeriamo le emissioni?2. Lo studio non considera i costi necessari per decarbonizzare il settore dei trasporti, dando per scontato che tutti acquisteranno un’auto elettrica senza il minimo incentivo.3. Stesso discorso per il riscaldamento domestico. Anche qui si ipotizza che i cittadini paghino di tasca propria l’efficientamento energetico e le pompe di calore per eliminare le caldaie senza ricevere aiuti statali.4. Non si considera l’aumento dei prezzi delle materie prime. Esempio: se abbiamo bisogno di aumentare di quaranta volte il litio da estrarre per produrre le batterie è ragionevole pensare che il prezzo aumenterà e non rimarrà uguale a quello odierno.5. Non si considera il costo del riciclo di pannelli fotovoltaici, batterie e turbine eoliche.6. Non si considera l’impatto economico che un sistema del genere potrebbe avere sull’industria, sulle attività commerciali e sull’economia in generale.7. Viene considerata un’efficienza media dei pannelli fotovoltaici molto superiore al valore attuale e si ipotizza che l’insolazione media italiana sia quella della Sicilia.8. Non si tiene in conto il fatto che i pannelli fotovoltaici si deteriorano nel tempo e che quelli che metteremo in funzione nel 2030 dopo vent’anni saranno ancora lì a generare energia.9. Non è detto che tutti vogliano spendere soldi per installare i pannelli più efficienti a disposizione sul mercato.10. Molte altre cose, sulle quali non ci soffermiamo, ma che sono presenti nel documento pubblicato sui PNAS (ad esempio le assunzioni fatte sul progresso tecnologico dei sistemi di accumulo).

Tenendo in considerazione anche solo un paio di di questi punti, i costi del piano Jacobson salgono a 1000-2000 miliardi di euro e la superficie occupata raggiunge il milione di ettari (cioè tre volte la Valle d’Aosta).A questo punto Mariutti si chiede come sia possibile che un articolo del genere sia stato per anni il faro di tutti gli ambientalisti del mondo, i quali probabilmente (aggiungiamo noi) non si sono nemmeno degnati di leggerlo, o forse non sono stati in grado di capirlo.Nessuno evidentemente ha notato i clamorosi errori di calcolo e di metodologia.

Concludiamo riportando la parte finale dell’articolo di Mariutti, della quale condividiamo ogni singola parola:

“In un momento delicato come questo, in cui dovremmo coltivare il dubbio e il senso critico, ci barrichiamo dietro monolitiche certezze acquisite, oltretutto, non per conoscenza, ma per affinità: “Le conclusioni mi suonano bene, sono d’accordo con il punto di vista e quindi è sicuramente vero”.Quello che chiamiamo dibattito climatico è in realtà un frutto avvelenato dell’identity politics, Gaber sintetizzerebbe con sarcasmo “la Tesla è di sinistra, il carbone è in fondo a destra”. Chi oggi si definisce ambientalista di solito sa molto poco di ecologia, sviluppo sostenibile o risk management… …Purtroppo, il dibattito ambientale non è settato su queste lunghezze d’onda.Troppo spesso all’influencer su Twitter, al blogger impegnato, allo youtuber di tendenza o all’attivista ambizioso interessa solo capire in che modo la transizione ecologica è funzionale alla sua narrativa, non certo se metterà al sicuro le prossime generazioni o produrrà sviluppo. A quello ci penserà qualcun altro.Il problema è che un tema di questa portata richiederebbe molta più serietà e molta più responsabilità.”

Blog | Transizione ecologica: per l'Italia almeno mille miliardi e un milione di ettari

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